L’errore del ritardo

Nell’articolo precedente ho messo in risalto l’errore essenziale nel quale cadono gli amatori del ritardo, ossia l’errore di ritenere che quando una combinazione ha registrato un’assenza prolungata per un elevato numero di settimane questa si debba considerare di prossima, imminente sortita, in quanto avrebbe accumulato, per così dire, una forte ed irresistibile carica di probabilità.

Bisogna aggiungere che tutti i giocatori non forniti di adeguata preparazione in materia si riferiscono sempre, nel formulare le loro previsioni, al grado statistico dei ritardi, anzi più propriamente al limite storico di essi, nel senso cioè che tengono presente il massimo numero di estrazioni per cui è rimasta assente, a loro conoscenza, la combinazione in esame.

Ora, a tale proposito occorre stare molto attenti: la cronaca delle estrazioni, in altri termini la statistica dei fatti estrazionali, ha certamente un valore, che nessuno pone in dubbio. Essa consente di osservare e conoscere il comportamento delle combinazioni del gioco nel tempo e pertanto può costituire un fattore di orientamento e di guida utile ai fini delle previsioni. Ma ciò è vero e valido ad una condizione ben precisa ed inderogabile, che cioè i fatti presi in esame siano stati controllati per una quantità di casi elevatissima, dell’ordine, quanto meno, di diecine di migliaia. Diversamente, i dati raccolti circa il comportamento che interessa possono essere espressione di scarti casuali e perciò non assumono alcun significato matematico e probabilistico, risultando del tutto sforniti di qualsiasi valore utilmente indicativo per il futuro comportamento. E si badi bene che il grosso equivoco sta proprio qui. Generalmente, di fronte, per esempio, al ritardo di 180 estrazioni di un numero, si crede che il numero stesso sia prossimo ad uscire, per il fatto che i casi di ritardo superiore a 180 sono stati pochissimi e quindi ritenendo che la probabilità favorevole sia molto alta. Un corretto esame statistico richiede invece (e la vera spiegazione non sarebbe troppo facile) che si controlli precisamente quanti sono stati i ritardi di 180 settimane, quanti tutti i ritardi di grado superiore registrati dalla cronaca del Lotto fin dall’origine e che si operi poi un calcolo esatto di quanto si sarebbe speso per giocare tutti i numeri in quella situazione e quanto si sarebbe ricavato complessivamente. Ma naturalmente ciò non basta; prima di tutto perché, come detto in precedenza, non resta così osservata la condizione fondamentale di cui sopra, essendo i casi di 180 estrazioni finora verificatisi troppo esigui di numero; in secondo luogo perché la possibile altezza del ritardo non è certo indicata dal massimo che si è finora registrato, ma da un indice notevolmente superiore, che può essere calcolato con l’applicazione di speciali formule matematiche in rapporto alla quantità complessiva delle estrazioni avvenute dall’inizio del Lotto fino ad oggi.

Bisogna pure riconoscere che, se si avesse una disponibilità di denaro illimitata da impiegare nell’inseguimento della combinazione fortemente ritardata, il problema sarebbe probabilmente risolto. Ma è evidente che, di fronte alla percentuale di alea, per quanto piccola, che resta insita nel tentativo, chi si sentirebbe disposto ad investire ingenti somme di denaro con la prospettiva di un guadagno, tutto sommato, alquanto modesto e comunque non proporzionato al rischio?

Per quanto riguarda i ritardi cosiddetti composti, ovvero la successione immediata di più ritardi di una medesima combinazione, c’è da fare una particolare considerazione. Sempre tenendo presente il principio basilare, sul quale non si insiste mai abbastanza, che non è mai conveniente inseguire la combinazione nel suo ritardo in atto, è opportuno ed utile calcolare qual è il numero dei punti di deficienza registrati in complesso; per far ciò bisogna partire dall’estrazione dopo la quale si è iniziato il primo ritardo e giungere fino a quella con la quale si è risolto l’ultimo ritardo. Conteggiate così tutte le estrazioni comprese nel periodo, si divide questo totale per 18 e si viene a conoscere la quantità teorico-media di sortite che la combinazione in esame avrebbe dovuto avere, e di conseguenza si conosce anche il numero di punti in meno (deficitari) registrati. Se questo numero risulta veramente molto alto in relazione alla quantità di estrazioni considerate, è ovvio che il ritardo composto in esame può assumere un significato più o meno rilevante agli effetti di una previsione di recupero. E ciò si ricollega com’è noto alla grande legge dell’equilibrio, in forza della quale la quantità di sortite dei numeri tendono col tempo a livellarsi. Ma anche a questo proposito è bene avvertire che non si elimina così facendo il fattore aleatorio, del momento che nulla vieta che, dopo una successione di ritardi, si verifichi ancora un altro ritardo di notevole durata.

Perciò, concludendo, è doveroso ripetere a tutti i giocatori l’invito e la viva raccomandazione a non persistere nell’errore del ritardo, così come è stato delineato, ad abbandonare definitivamente la perniciosa illusione di poter giocare vittoriosamente sui ritardi; perché questa strada è senza dubbio la più pericolosa, l’unica che assicuri veramente una sola cosa: la sconfitta inesorabile.

FABARRI (Il Calcolo Vincitore n° 9 del 1964)

Un pensiero riguardo “L’errore del ritardo

  • 02/08/2015 in 17:53
    Permalink

    Salve. non sono d’accordo con i punti fondamentali delle tue riflessioni.prendo come esempio la decina e le puntate che si possono fare .con i computer sappiamo che ci sono 5,720,645,481,903 decine che si possono formare con i 90 numeri;col programma di un simulatore puoi controllare facilmente il loro potenziale ritardo (le puoi esaminare e controllare tutte ); é quello che ho fatto e posso assicurarti che tutte hanno lo stesso massimo ritardo storico;del resto era intuibile con le sole regole del calcolo matematico applicate al probabilismo.arrivederci raffaele

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