La critica lottistica: i ritardi

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Occupandoci di questo argomento, abbiamo già sostenuto, che il ritardo non è di per sé solo un elemento capace di conferire una plusvalenza di probabilità. Questo principio fondamentale è confermato dalla scoria scientifica che ha per oggetto il calcolo delle probabilità e pertanto non è necessario insistervi. Da un punto di vista eminentemente pratico ed attualistico, al giuocatore interessa però accertare in qual modo ed in quali condizioni il fattore del ritardo può essere considerato ed utilizzato.
A tale scopo occorre anzitutto fare una distinzione: vi sono infatti ritardi che seguono una fase di grande frequenza di una combinazione, e ne costituiscono un effetto compensativo, equilibratore; e vi sono invece ritardi che si verificano in un periodo di normale o addirittura deficitaria produzione di una combinazione. E’ evidente la differenza di valore di questi due fenomeni; basta osservare che, circa il secondo caso, cioè quando un elemento numerico già in fase di scarto negativo si assenta per un lungo periodo, noi ci troviamo di fronte ad una particolare accentuazione di uno squilibrio già in atto che, pervenuto ad certo livello, non può oltre durare, e deve necessariamente tendere, in virtù della legge dell’equilibrio, a produrre manifestazioni di senso opposto, dando luogo alla rottura del ritardo. Ed è facile rendersi ragione di ciò, riflettendo che il ritardo di una certa entità, quando cioè raggiunge un’altezza corrispondente a diverse volte l’intervallo medio di riproduzione di una combinazione, costituisce sempre una deficienza e quindi uno squilibrio quantitativo, Un’esemplificazione servirà a rendere più chiaro il concetto:

Supponiamo che un numero, in un periodo di 360 settimane sia stato sorteggiato soltanto 10 volte. Ciò equivale a dire che esso ha registrato una deficienza, ovvero uno scarto negativo , di 10 punti, poiché, secondo la probabilità, doveva essere uscito 20 volte (360:18=20). Se in queste condizioni esso entra in una fase di alto ritardo, raggiungendo, per esempio, un’assenza di 150 settimane, è chiaro che avrà grandemente accresciuto lo scarto del quale era già affetto. E siccome la legge dell’equilibrio tende a regolarizzare, ossia a livellare le sortite di tutti i numeri, ne consegue che la deficienza registrata dall’elemento in parola non potrà ancora per molto prolungarsi e ci autorizzerà con fondate speranza da attendere, entro limiti approssimativi, additati dall’esperienza statistica, la sua riproduzione, vale a dire la eliminazione del ritardo in atto.

 

Fabarri, tratto da “Il calcolo vincitore” gennaio 1951

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