I ritardi

Intorno a questo soggetto, che occupa un posto di primaria importanza nelle ricerche statistiche sul lotto, abbiamo letto in questi ultimi mesi numerosi articoli e saggi di studiosi, appassionati e dilettanti. Punti di vista, classificazioni e termini più o meno estrosi sono stati introdotti ed usati nella trattazione della materia, nel tentativo di fornire nuove interpretazioni dei vari aspetti del ritardo, ma in sostanza, ci sembra, intesi a far prevalere l’opinione personale dei singoli articolisti. Molto ci sarebbe da dire ed eccepire, in linea teorica e sotto il profilo scientifico, a proposito di tali scritte che, a parere nostro, non hanno svolto l’argomento se non nella forma più strettamente empirica e, aggiungiamo, pseudo-statistica.

Ma quel che soprattutto colpisce e meraviglia è il sentir parlar di ritardi eccezionali o rarissimi, come se tali termini rispecchiassero una netta distinzione fra le manifestazioni del ritardo. Noi ci proponiamo di richiamare tutta l’attenzione dei lettori, naturalmente dei più provveduti, ed in modo particolare dei competenti e studiosi seri, sul fatto che l’esame spesso poco approfondito dei ritardi ha provocato un grosso equivoco nella loro interpretazione. Per limitarci, ora, ai cosiddetti ritardi eccezionali, riteniamo porre in risalto una ben nota realtà matematica, che cioè il termine eccezionali, presuppone logicamente l’esistenza di almeno due categorie nettamente distinte di ritardo, o quanto meno, la possibilità di discernere una chiara visione, per caratteristiche, delle varie forme di manifestazione del ritardo.

Ma, così facendo, si dimentica il significato ed il valore matematico del fenomeno, cioè si trascura di tenere presente che l’ampiezza o misura del ritardo è una funzione proporzionale a delle successioni numeriche e che, si badi bene, non è lecito introdurre, per darne un’interpretazione, un attributo, come quello di eccezionale, perché in realtà l’eccezione non esiste. Quel ritardo che viene chiamato eccezionale non è, in sostanza, che una misura del fenomeno ritardo, misura, si ricordi bene, che è sempre proporzionale alla quantità dei numeri o delle estrazioni.

Qualunque sia il grado di un ritardo, non va dimenticato che esso ha sempre un coefficiente preciso di probabilità e, per conseguenza, la sua manifestazione deve verificarsi, in media, una volta ogni determinato ciclo di estrazioni. Ecco dunque perché non si può definire eccezionale.

FABARRI tratto da “IL CALCOLO VINCITORE” N° 6, giugno 1951

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